Effervescente e prorompente, forte e determinata, un terzo della sua vita Cecilia Vallicelli lo ha passato sui campi di pallavolo, lo sport di cui si è innamorata a soli dieci anni. Classe 1993, ravennate, 182 centimetri d’altezza, Cecilia vanta nella sua carriera di pallavolista esperienze di grande rilievo.

Ha mosso i primi passi nella Teodora Ravenna, ma il salto nella pallavolo dei grandi è avvenuto con la Norda Foppapedretti Bergamo, dove ha potuto ammirare da vicino i trucchi del mestiere da una campionessa come Eleonora Lo Bianco.
Dopo un biennio a Vercelli in B1, è arrivata la chiamata dalla A2 di Puntotel Sala Consilina.
C’è stata anche una parentesi lontano dall’Italia: nella massima serie in Francia nella squadra di Le Cannet (A) nella stagione 2014-15.
La stagione seguente è proseguita alla Beng Rovigo in A2 e descritta in B1 con Martignacco.
Poi, con la squadra della propria città, Ravenna (piazza che nel femminile ha un illustre passato), Vallicelli ha conquistato la A2 ottenendo la conferma nei due anni successivi sempre in A2.
«Ho iniziato a dieci anni così, per provare – racconta Cecilia -. Mio padre è un allenatore e in casa mia si parla di pallavolo da sempre. Così, dopo aver sperimentato tanti sport, mi sono buttata anch’io sulla pallavolo».
Ancora ricorda il suo primo allenamento:
«Abbiamo solo corso e fatto addominali, ma io mi sono innamorata lo stesso della pallavolo. Non so se è stata l'atmosfera, la palestra, la rete, le compagne, ma da quel momento è cominciato tutto. Vent’anni di passione e amore incondizionato».
Prima della pallavolo Cecilia era
«più “moscia”. Quel percorso mi ha forgiata, mi ha resa la persona che sono ora, nel bene e nel male».
In vent’anni di pallavolo, Cecilia ha imparato molto:
«Questo mondo mi ha resa molto consapevole e realista. Ho imparato a lavorare in squadra, che il singolo non va da nessuna parte anche se è il migliore. Ho imparato che un giocatore scarso ma motivato e che crede in se stesso, è più forte di un giocatore capace ma che ha perso la fiducia».
Tra duri allenamenti e partite, sconfitte e vittorie,
«la pallavolo mi ha insegnato che nessuno ti regala niente, devi sudare e guadagnarti tutto in questo mondo. Mi ha insegnato che il talento non basta e non basterà mai, ma che l'allenamento, la costanza e la passione ti possono portare davvero lontano. Mi ha insegnato a sopportare dolore fisico, ma soprattutto quello mentale».
Tra le lezioni più belle che Cecilia ha imparato dalla pallavolo, quella
«di essere altruista e gentile con le mie compagne, una mamma chioccia. La pallavolo mi ha inoltre insegnato a lamentarmi sempre meno e a lavorare sempre di più».
Purtroppo Cecilia ha imparato sul campo anche
«che andrai più lontano se non dici quello che pensi, ma solo quello che vogliono sentirsi dire quelli che "contano". Questo mondo mi ha insegnato a non fidarmi più, a non credere alle lusinghe, perché sono momentanee e valgono solo finché tu conti qualcosa per loro».
I momenti duri li ha superati appoggiandosi alle sue compagne di squadra:
«Aiutatevi a vicenda – consiglia a chi gioca -, la pallavolo vi regalerà amicizie speciali e infinite. Le vostre compagne di squadra sono l’unica cosa che vi farà andare avanti quando il gioco si fa duro. Andate in campo per voi stesse, divertitevi e non permettete a nessuno di trattarvi come un oggetto».
Ricordando gli anni passati in campo Cecilia ancora si emoziona:
«Ho avuto momenti bellissimi, tante soddisfazioni, tante partite vinte, premi vinti. Per un'appassionata come me anche solo andare in palestra e fare allenamento era bellissimo. Amavo davvero sudare e faticare, amavo la pallavolo».

(le foto prese da altre fonti web)
Però…
«dopo 15 anni mi hanno portato via tutto. Era rimasto un filo sottilissimo che non voleva mollare e faceva restare la mia vita legata alla pallavolo, ma l'anno scorso quel filo è stato strappato e cosí la pallavolo è uscita dalla mia vita. Ricorderò sempre quando mi sono svegliata la mattina dopo aver pianto tutta la sera precedente: ero vuota, apatica, avevamo una partita ma io non sentivo nulla, zero emozioni, zero voglia». In quel momento Cecilia ha capito «che era finita, che non avrei più ricominciato. Però la pallavolo mi ha fatto conoscere persone fantastiche».
Oggi Cecilia continua ad amare questo sport
«alla follia, ma quello che è successo fa ancora troppo male: non riesco a guardarlo e a stento ne parlo».
Dal dolore Cecilia è però riuscita a trarre una lezione importante, forse la più bella di tutte:
«Questa situazione mi ha insegnato che io sono la mia priorità e non permetterò mai più a nessuno di trattarmi come se fossi una nullità».
In più la pallavolo le ha fatto conoscere il mondo dell’integrazione:
«Da quel momento è cambiato tutto. Purtroppo è un aspetto sottovalutato, io stessa non avevo mai preso troppo in considerazione l’integrazione. Ma poi l'età avanza e le prestazioni devono essere sempre migliori, quindi cerchi di aiutarti con prodotti naturali e validi. Credo che integrare per uno sportivo sia fondamentale. Bisogna sempre essere pronti fisicamente e mentalmente e non sempre riposo e alimentazione sana possono bastare. Sali minerali, collagene, acido linoleico, frutta verdura, vitamine... Sono tutti necessari e indispensabili per sentirsi al cento per cento».

A cura di Cecilia Vallicelli
IG: @cecilia_vallicelli
E-mail: ceciona@yahoo.it
Da Ravenna
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